Ammettilo. La prima volta che hai varcato la soglia di uno dei locali di Tellia a Torino, o magari guardando un nostro video sui social, hai sgranato gli occhi. Hai ordinato il tuo trancio, ti sei avvicinato al bancone con l’acquolina in bocca e, improvvisamente, il nostro banconista non ha afferrato la classica, rassicurante e onnipresente rotella tagliapizza. No. Ha tirato fuori dal nulla un paio di forbici enormi, pesanti, simili a quelle che userebbe un sarto d’alta moda o un fabbro per tagliare la lamiera.
E in quel preciso istante, il tuo cervello ha avuto un cortocircuito. “Forbici? Sulla pizza? Che diavolo stanno facendo alla mia cena?”.
Sei perdonato. In un mondo in cui la rotella è diventata l’estensione naturale del braccio di ogni pizzaiolo, l’uso delle forbici sembra un vezzo da hipster della panificazione, una provocazione bella e buona o, nel peggiore dei casi, una follia ingiustificata. Ma noi di Tellia non facciamo nulla per caso. Dietro a quel gesto teatrale, dietro a quel suono netto e metallico che squarcia il rumore di fondo del locale, si nasconde in realtà uno dei segreti più importanti per garantirti l’esperienza perfetta.
Mettiti comodo, perché stiamo per smontare un’altra delle tue certezze gastronomiche. Stiamo per spiegarti perché la rotella tagliapizza è, di fatto, un’arma di distruzione di massa per gli impasti ad alta idratazione, e perché il taglio a forbice è l’unico atto di rispetto possibile verso la vera teglia romana.
Questo è il dettaglio chirurgico che ti cambierà la vita (o almeno, il modo in cui concepisci il tuo trancio).
Capitolo 1: L’arma del delitto. Anatomia di un disastro su ruote
Per capire la genialità della forbice, dobbiamo prima processare l’imputato numero uno: la classica rotella tagliapizza. Quel disco di metallo affilato che rotola allegramente avanti e indietro è lo standard in ogni casa e in quasi tutte le pizzerie “tonde” d’Italia. Per carità, se stai mangiando una sottilissima pizza napoletana o una pizza al padellino particolarmente densa e bassa, la rotella fa il suo sporco lavoro.
Ma quando entri nel territorio della teglia romana moderna, la rotella si trasforma in un vero e proprio rullo compressore.
Analizziamo la fisica del taglio a rotella. Come funziona? Funziona attraverso una combinazione di due forze: il movimento rotatorio in avanti e, soprattutto, una massiccia pressione verso il basso. Per farsi strada attraverso la crosta croccante, la mollica e la base, devi spingere. E devi spingere forte.
Ora, immagina di applicare questa forza brutale e cieca su una pizza Tellia. Il nostro impasto non è una piadina spessa. È una struttura viva, complessa, delicatissima. Quando il pizzaiolo spinge la rotella verso il basso, non sta solo tagliando l’impasto: lo sta inesorabilmente schiacciando. Sta prendendo un capolavoro di architettura verticale e lo sta asfaltando, collassando i bordi del trancio, unendo la mollica superiore a quella inferiore in un unico strato denso, gommoso e compresso.
Il risultato del passaggio della rotella su una pizza ad alta idratazione è un disastro strutturale: i bordi del tuo trancio risultano sigillati, la morbidezza scompare e, al morso, ti ritrovi in bocca un malloppo di pasta pressata. È un crimine contro la panificazione, perpetrato alla luce del sole.
Capitolo 2: L’architettura del vuoto. Cosa c’è dentro una pizza Tellia?
Perché ci arrabbiamo così tanto per un po’ di pressione verso il basso? Perché per creare quello che tu stai per mangiare, noi abbiamo lavorato per 72 ore.
Da Tellia, la nostra ossessione è l’aria. La nostra teglia romana viene lavorata con un’idratazione estrema (raggiungiamo e superiamo l’85% di acqua rispetto alla farina). Questo significa che stiamo letteralmente domando un impasto che, se non gestito con competenza maniacale, si comporterebbe come una zuppa.
Durante i tre giorni di lenta maturazione nelle nostre celle a temperatura controllata, la maglia glutinica (la rete di proteine della farina macinata a pietra) si rilassa, diventa estensibile, forte ma flessibile. Quando inforniamo la pizza nelle nostre pesanti teglie in ferro blu roventi a 300°C, accade il miracolo termodinamico. L’acqua evapora violentemente. Il vapore acqueo cerca di fuggire verso l’alto, ma la tenace maglia glutinica lo trattiene, gonfiandosi come milioni di microscopici palloncini.
Il risultato visivo e tattile di questo processo è la celebre alveolatura: l’interno della nostra pizza è un reticolo di buchi giganti, caverne vuote circondate da veli sottilissimi di impasto cotto e profumato.
È questa alveolatura a garantirti quella sensazione di nuvola in bocca. È questo “vuoto” che rende la pizza di Tellia così voluminosa ma incredibilmente leggera e digeribile, permettendoti di mangiarne due o tre tranci senza sentirti un blocco di cemento nello stomaco.
Capisci ora perché la rotella è un insulto? Passare un disco pressante sopra questo nido d’ape millimetrico significa distruggere in un secondo netto tre giorni interi di ingegneria dei lieviti. Significa rubarti l’aria. E noi, l’aria, te la vogliamo servire intatta.
Capitolo 3: La fisica delle forbici. Il taglio sartoriale
Ed eccoci al momento della redenzione. Entrano in scena le forbici. Non stiamo parlando, ovviamente, di quelle con le punte arrotondate che usavi all’asilo per ritagliare il cartoncino. Parliamo di strumenti professionali pesanti, spesso derivati direttamente dalle forbici dei maestri sarti o dei professionisti della lavorazione delle lamiere. Lame spesse, impugnatura ergonomica, bilanciamento perfetto.
Perché la forbice salva la tua pizza? Di nuovo, è tutta una questione di fisica.
La forbice non funziona per pressione verso il basso, ma per forza di taglio (o sforzo di taglio). Le due lame scivolano l’una contro l’altra, recidendo la materia che si trova nel mezzo.
Quando il nostro banconista impugna le forbici e attacca la teglia in ferro blu, esegue un’operazione chirurgica. La lama inferiore scivola delicatamente sotto la base vitrificata della pizza, mentre la lama superiore si chiude verso il basso.
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Non c’è schiacciamento: L’impasto viene reciso di netto.
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Niente collasso: L’alveolatura rimane perfettamente aperta. Se guardi il profilo laterale di un trancio tagliato a forbice da Tellia, vedrai i grandi buchi d’aria intatti, come finestre aperte, senza alcuna sbavatura o compressione.
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L’integrità del Crunch: La base della nostra pizza è letteralmente vetrificata grazie allo shock termico del ferro blu. La forbice la “spezza” di netto, preservando quella rigidità croccante che la rotella, invece, tenderebbe a sbriciolare malamente sotto il suo stesso peso.
È un taglio pulito, onesto, netto. È il taglio di un sarto che tratta un tessuto di seta pregiata, non il passaggio di uno scavatore in un cantiere. Il tuo trancio arriva sul vassoio esattamente come è uscito dal forno: alto, imponente, arioso e fiero.
Capitolo 4: Il rispetto per la “Cucina sulla Pizza”
Ma la salvezza dell’impasto è solo metà della storia. C’è un’altra vittima illustre della rotella tagliapizza: i condimenti.
Da Tellia non facciamo semplicemente la Margherita. Abbiamo portato a Torino il concetto di “Cucina sulla Pizza”. Consideriamo il nostro impasto come una tela bianca su cui dipingere con gli ingredienti più eccellenti, spesso aggiunti “in uscita” (a crudo, dopo che la base è stata sfornata) per mantenerne inalterati i sapori, i colori e le proprietà nutrizionali.
Immagina un trancio gourmet guarnito con fiocchi di stracciatella freschissima, battuta di Fassona piemontese rigorosamente al coltello, micro-vegetali, gocce di maionese artigianale e polvere di olive nere. Un capolavoro di equilibrio visivo e gustativo.
Ora, immagina di farci passare in mezzo una rotella. La ruota metallica investirebbe la stracciatella, trasformandola in una poltiglia informe. Trascinerebbe la carne cruda da una parte all’altra del trancio, imbrattando tutto. Le creme vegetali verrebbero spalmate senza pietà sui bordi. Quello che prima era un mosaico di ingredienti separati e bilanciati, diventerebbe un disastro visivo.
La forbice, ancora una volta, vince per KO tecnico. Tagliando perpendicolarmente e di netto, la lama entra ed esce dagli ingredienti senza trascinarli. Separa la stracciatella con precisione, non sposta la fassona, non rovina le architetture delle creme siringate col sac a poche. Ogni trancio riceve esattamente la quantità di topping pensata dallo chef, e l’estetica del prodotto rimane intonsa. Perché si sa, la grande gastronomia si mangia prima con gli occhi, e nessuno vuole mangiare un trancio che sembra sia sopravvissuto a un incidente stradale.
Capitolo 5: Il piacere psicologico del suono
Infine, vogliamo essere totalmente onesti (e un pizzico sfacciati, come ci piace essere). C’è un motivo non strettamente ingegneristico per cui amiamo tagliare la pizza con le forbici: fa un sacco di scena, ed è un godimento per le orecchie.
Il neuro-marketing e la gastro-fisica ci insegnano che la percezione del gusto è profondamente influenzata dall’udito. Il rumore del cibo, o della sua preparazione, setta le nostre aspettative. Pensa al rumore di un coltello che taglia una baguette fresca: ti dice subito che il pane è buono ancor prima di assaggiarlo.
Quando sei in coda da Tellia Lab in Via Maria Vittoria, o nel nostro locale di Corso Sebastopoli, non c’è musica di sottofondo che tenga. Il vero concerto è dietro il bancone di vetro.
Crak. Snipp. Crak. È il rumore metallico delle forbici che si chiudono, seguito immediatamente dal suono acuto, quasi vitreo, della nostra base iper-croccante che cede sotto la lama. È un suono secco, potente. È puro ASMR per gli amanti dei carboidrati.
Quel rumore sta inviando un segnale inequivocabile al tuo cervello: “Quella roba che sto per mangiare è incredibilmente croccante”. Ti fa venire l’acquolina in bocca, aumenta la salivazione, ti prepara al primo morso. È uno stuzzichino acustico. Se usassimo la rotella, sentiresi solo un noiosissimo e sordo rumore di trascinamento sul ferro. Una noia mortale. Noi vogliamo che tu senta la qualità, letteralmente, prima ancora di pagare in cassa.
Conclusione: Il taglio definitivo
Forse, dopo aver letto questo articolo, penserai che siamo un po’ ossessivi. E avresti perfettamente ragione. Siamo maniaci del dettaglio. Siamo quelli che misurano la temperatura dell’acqua in base all’umidità dell’aria di Torino, quelli che lasciano dormire un impasto per 72 ore, quelli che si rifiutano di usare il burro industriale quando c’è l’olio extravergine monocultivar.
Quindi sì, siamo esattamente il tipo di persone che bandirebbe la rotella tagliapizza con un decreto legge, se solo potesse.
Il taglio a forbice non è un vezzo estetico, non è uno show per i social media. È la naturale conseguenza logica e fisica di tutto il lavoro che facciamo nei giorni precedenti. È l’unico strumento capace di onorare un impasto che vive di aria, di volume, di leggerezza estrema e di una base vetrificata impossibile da replicare altrove.
La prossima volta che sarai a casa e tirerai fuori dal cassetto la tua fedele e rotonda arma di distruzione di massa per tagliare la pizza a domicilio, fermati un secondo. Pensa alle povere sacche d’aria che stai per annientare. Pensa al crimine contro il glutine che stai per compiere.
E se proprio non te la senti di impugnare le forbici del sarto di tua nonna per tagliare la cena, sai dove trovarci. Noi le abbiamo già affilate. Ti aspettiamo al bancone di Tellia, pronti a farti sentire, e gustare, il rumore del taglio perfetto.



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