Succede quasi ogni giorno. Le porte dei nostri laboratori Tellia a Torino si aprono, un nuovo cliente si avvicina al bancone illuminato, osserva le nostre teglie traboccanti di colori, alveoli e consistenze, alza lo sguardo verso il nostro staff e pronuncia la frase fatidica:
“Mi dai un trancio di quella focaccia con la stracciatella?”
Dietro il bancone, per una frazione di secondo, il cuore del panificatore perde un battito. Facciamo un respiro profondo, sorridiamo con l’innata cortesia sabauda, e serviamo il trancio. Sappiamo che l’errore è in buona fede. Visivamente, una base di pasta rettangolare cotta in una teglia può trarre in inganno un occhio non allenato. Ma dal punto di vista chimico, fisico e ingegneristico, confondere una vera pizza in teglia romana con una focaccia è come confondere un’utilitaria con una monoposto di Formula 1.
Entrambe hanno quattro ruote, certo. Ma il motore che c’è sotto è un universo a parte.
Da Tellia, la panificazione non è un processo casuale, ma una scienza esatta. Siamo orgogliosamente estremisti nella ricerca della perfezione strutturale, e vogliamo che i nostri clienti siano consapevoli del miracolo termodinamico che stanno per addentare. In questo articolo, analizzeremo con rigore tecnico le tre differenze assolute che separano la nostra teglia romana dalla classica focaccia, svelandovi perché quel morso scrocchiante e quella leggerezza eterea non potrebbero mai appartenere a un “semplice” prodotto da forno tradizionale.
1. L’Ingegneria dell’Acqua: L’Idratazione Estrema
La prima, abissale differenza si gioca tutta su un singolo elemento: l’acqua. Nel mondo della panificazione, la percentuale di acqua rispetto al peso della farina (idratazione) definisce la natura stessa del prodotto finale.
La Focaccia: La tradizionale focaccia (che sia ligure, pugliese o da panetteria) viaggia generalmente su idratazioni medio-basse, comprese tra il 55% e il 65%. Questa ridotta quantità di acqua genera una struttura “panosa”, compatta e dalla mollica densa. L’obiettivo della focaccia è essere un prodotto spugnoso, che sazia rapidamente e riempie lo stomaco.
La Teglia Romana di Tellia: Nei nostri laboratori, noi spingiamo l’acqua oltre ogni limite di sicurezza, lavorando con un’idratazione che supera l’85%. Gestire una massa così liquida richiede farine di forza straordinaria e una competenza tecnica assoluta, perché l’impasto si comporta quasi come una crema. Cosa comporta questa cascata d’acqua in cottura? Quando la nostra teglia entra nel forno a 300°C, quell’enorme massa liquida evapora violentemente. Il vapore cerca una via d’uscita, spinge verso l’alto la maglia glutinica e crea quelle immense caverne vuote che noi chiamiamo alveolatura.
Il risultato non è un pane compatto, ma un’impalcatura di vetro e aria. La teglia romana non “riempie” lo stomaco come una focaccia, ma vi si scioglie dentro, garantendo un’esperienza gastronomica di leggerezza assoluta, impossibile da replicare con impasti a bassa idratazione.
2. La Verità sul Grasso: L’Olio è fuori, mai dentro
La seconda differenza rappresenta una vera e propria frattura ideologica tra i due mondi. E riguarda la posizione esatta in cui andiamo a collocare i grassi, nello specifico il nostro prezioso Olio Extravergine d’Oliva.
La Focaccia: Il DNA chimico della focaccia prevede che i grassi (olio, strutto o burro a seconda delle regioni) vengano inseriti direttamente all’interno dell’impasto durante la fase di impastamento. L’olio avvolge le molecole di glutine, accorciandole (effetto shortening). Questo rende la pasta “frolla”, morbida e cedevole. Inoltre, la focaccia viene generosamente irrorata di olio e salamoia anche sulla superficie superiore prima della cottura. È un prodotto che vive di umidità e morbidezza lipidica. Se provate a piegarla, si piega morbidamente senza spezzarsi.
La Teglia Romana di Tellia: Nella nostra vasca d’impasto entrano solo quattro ingredienti nudi e crudi: acqua, farina macinata a pietra, lievito e sale. Zero olio nell’impasto. Perché? Perché l’olio all’interno della massa comprometterebbe la nostra tenacissima maglia glutinica, impedendo la formazione di quegli enormi alveoli d’aria che abbiamo descritto nel punto precedente. Vogliamo una struttura pura e resistente.
Ma allora, dov’è l’olio? L’Olio Extravergine d’Oliva interviene solo in un momento preciso e millimetrico: sulla base della teglia in ferro blu. Quando l’impasto idratatissimo tocca il metallo rovente velato d’olio, non si cuoce, ma si frigge letteralmente. Avviene una vetrificazione brutale. Il ferro blu, unito all’olio esterno, agisce come un conduttore termico implacabile, creando il nostro iconico “crunch”. La teglia romana non si piega mollemente; se provate a piegarla, si spezza con un suono sordo e magnifico. L’olio per noi è uno strumento di frittura strutturale, non un ammorbidente interno.
3. Il Rito della Stesura: Salvare i gas a freddo
Infine, la manipolazione. Dopo 72 ore di maturazione a 4°C, il nostro impasto è un organismo vivo, gonfio di gas (anidride carbonica) creati dal lavoro lento e miracoloso dei lieviti e degli enzimi. Come trattiamo questo capolavoro prima di infornarlo definisce il confine ultimo tra focaccia e pizza.
La Focaccia: La stesura della focaccia è un atto di pressione. Il panificatore stende la pasta a temperatura ambiente e, tipicamente, affonda i polpastrelli nell’impasto (la famosa “pizzicatura” o bucherellatura della focaccia ligure). Questo gesto serve a degassare la pasta, eliminando le bolle d’aria troppo grandi e sigillando la salamoia nei buchi. L’obiettivo è ottenere una superficie omogenea, piatta e umida.
La Teglia Romana di Tellia: Per noi, schiacciare i gas è un’eresia, un crimine contro il tempo. I nostri artigiani eseguono una manovra chirurgica chiamata stesura a freddo. I panetti vengono estratti dal frigorifero e lavorati immediatamente su un banco spolverato di semola, mentre sono ancora gelidi. Questo previene la formazione di condensa e mantiene la struttura rigida.
I polpastrelli dei nostri panificatori non schiacciano mai la pasta verso il basso. Al contrario, “accarezzano” l’impasto dal basso verso l’alto, spostando le bolle d’aria con movimenti secchi, veloci e delicatissimi verso i bordi. Sigilliamo l’aria all’interno, proteggendo il lavoro di 72 ore. Poi, con un rapido gioco di avambracci, solleviamo la pasta e la adagiamo sulla teglia in ferro blu, scuotendo via la semola in eccesso. Nessun buco, nessuna pressione. Solo il massimo rispetto per i gas della fermentazione, che in forno esploderanno verso l’alto creando un paesaggio montuoso di croste sottili e croccantissime.
Conclusione: Il rispetto del nome
Chiamare “focaccia” la teglia romana di Tellia non è un’offesa personale, ma un’imprecisione scientifica.
La focaccia è un prodotto meraviglioso, umido, rassicurante e sostanzioso. La teglia romana è uno studio sull’aria, sul vapore, sulla Reazione di Maillard e sul calore radiante del metallo. È un’architettura complessa, progettata per offrirvi un contrasto tattile devastante: la base dura come il vetro e una mollica morbida come una nuvola, pronta ad accogliere a crudo le nostre creme gourmet, la tartare di Fassona o le acciughe del Cantabrico senza mai cedere o ammosciarsi.
La prossima volta che passate a trovarci a Torino, sotto i portici di Via Maria Vittoria o in Corso Sebastopoli, guardate le nostre forbici professionali affondare nella pasta. Ascoltate il rumore della crosta che si frantuma. Osservate le dimensioni titaniche degli alveoli interni.
E, quando vi avvicinerete al bancone, sfoderate il vostro miglior sorriso complice e dite: “Mi dai un trancio di quella spettacolare teglia romana?”. Il nostro staff, ne siamo certi, vi ringrazierà con gli occhi.



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