Nell’era digitale in cui viviamo, il cibo viene divorato prima con gli occhi che con la bocca. Le vetrine delle pizzerie e le bacheche dei social network sono inondate di scatti cromaticamente esplosivi, progettati per catturare l’attenzione in una frazione di secondo. Ma c’è una linea sottile, spesso invisibile al consumatore distratto, che separa un capolavoro gastronomico da un artificio chimico.
Quando entrate nei laboratori di Tellia a Torino e il vostro sguardo viene rapito da un trancio di teglia romana guarnito con una vellutata crema di un viola intenso, quasi elettrico, o da tocchi di un verde smeraldo abbagliante, è lecito farsi una domanda: “Ma come fanno a ottenere colori così accesi? Ci sarà dentro qualche colorante?”.
La risposta è categoricamente no. Se la nostra base è un tempio dell’alta panificazione — con le sue 72 ore di maturazione, l’85% di idratazione e la cottura millimetrica nel ferro blu — i nostri condimenti sono un inno alla purezza botanica. Noi non trucchiamo le nostre pizze. Noi usiamo la chimica della natura.
In questo articolo vi porteremo in un viaggio affascinante all’interno della biologia vegetale, svelandovi il segreto degli antociani e degli altri pigmenti naturali che trasformano i nostri tranci in tavolozze d’autore. Scoprirete perché da Tellia il concetto di “bello da vedere” va sempre, indissolubilmente, a braccetto con il “sano da mangiare”.
1. La dittatura del colore e i pericoli dell’artificio
L’industria alimentare moderna ha un’ossessione per la standardizzazione visiva. I consumatori sono stati abituati a desiderare cibi dai colori saturi e impeccabili, associando (erroneamente) l’intensità cromatica alla freschezza del prodotto. Per soddisfare questa fame visiva a basso costo, l’industria fa largo uso di coloranti di sintesi.
Basta leggere le etichette di moltissimi preparati per salse, creme o guarnizioni usati nella ristorazione commerciale per imbattersi in sigle oscure: E133 (Blu brillante), E129 (Rosso allura), E102 (Tartrazina). Queste molecole sintetiche, derivate in molti casi dal catrame di carbone o dal petrolio, non apportano alcun sapore, non hanno alcun valore nutrizionale e, in alcuni casi, sono oggetto di dibattito scientifico per potenziali effetti infiammatori o di iperattività.
L’alta gastronomia, e in particolare la filosofia della “Cucina sulla Pizza” che applichiamo a Torino, rifiuta con forza questa scorciatoia. Mettere un colorante chimico sopra un impasto che ha riposato tre giorni al buio per raggiungere l’apice della digeribilità sarebbe un sacrilegio.
Per noi, il colore deve essere una conseguenza diretta della materia prima. Se un ingrediente è spento, significa che è stato maltrattato in cottura. Se è brillante, significa che la sua essenza biologica è stata rispettata.
2. La magia degli Antociani: I pittori del viola
Torniamo alla nostra spettacolare crema viola. Il segreto di quella sfumatura magnetica si chiama antocianina (o antociano).
Gli antociani sono una preziosissima classe di pigmenti idrosolubili appartenenti alla grande famiglia dei flavonoidi. In natura, sono i responsabili della colorazione di moltissimi fiori, frutti e ortaggi che variano dal rosso acceso, al blu, fino al viola scuro (pensate ai mirtilli, alle more, al cavolo rosso e alle melanzane).
La pianta non produce queste molecole per farsi bella per noi, ma per due ragioni di sopravvivenza fondamentali:
-
Protezione dai raggi UV: Gli antociani funzionano come una sorta di “crema solare” interna per i vegetali, assorbendo la luce ultravioletta in eccesso e proteggendo il DNA della pianta.
-
Azione Antiossidante: Sono eccezionali spazzini di radicali liberi, capaci di riparare i danni cellulari causati dallo stress ambientale.
Quando portiamo questi pigmenti sulla nostra pizza, non stiamo solo aggiungendo un colore favoloso. Stiamo letteralmente arricchendo il vostro pasto con uno dei più potenti antiossidanti naturali conosciuti in medicina. Gli antociani aiutano a combattere l’invecchiamento cellulare, migliorano la microcircolazione, proteggono il sistema cardiovascolare e hanno formidabili proprietà antinfiammatorie.
Ecco cosa intendiamo quando diciamo che l’estetica di Tellia è funzionale al benessere. Quella crema viola è un concentrato di salute.
3. La Patata Vitelotte: L’oro viola sulla Teglia Romana
La protagonista assoluta della nostra tavolozza violacea è una varietà antica e pregiata di tubero: la Patata Vitelotte (conosciuta anche come patata nera o tartufo della Cina).
A differenza delle patate a pasta gialla o bianca, la Vitelotte possiede una polpa di un viola profondo, marmorizzato, con un sapore incredibilmente complesso che ricorda la castagna, la nocciola e il bosco. È un ingrediente rustico, ma estremamente delicato da trattare.
Se prendessimo queste patate e le bollissimo brutalmente in acqua per un’ora, commetteremmo un disastro:
-
Gli antociani, essendo idrosolubili, si disperderebbero nell’acqua di cottura. La patata diventerebbe grigiastra e l’acqua diventerebbe viola.
-
Il sapore di castagna svanirebbe.
-
Le proprietà antiossidanti verrebbero distrutte dalle alte temperature prolungate.
Per salvaguardare il colore naturale al 100% e la struttura chimica degli antociani, nei nostri Lab utilizziamo tecniche di cottura dolci e millimetriche. Le patate Vitelotte vengono cotte delicatamente a vapore o sottovuoto a bassa temperatura. In questo modo, il pigmento viola rimane sigillato all’interno delle cellule del tubero.
Una volta cotte, vengono frullate e montate a regola d’arte con Olio Extravergine d’Oliva e pochissimi altri ingredienti, per creare una vellutata densa, liscia, dal colore viola elettrico e dal sapore dolciastro ed elegante.
4. Verde Smeraldo e Rosa Acceso: Le altre magie cromatiche
La Patata Vitelotte non è l’unica arma botanica a nostra disposizione. Il banco di Tellia è un caleidoscopio di sfumature, tutte rigorosamente estratte dalla natura e applicate a crudo, o in uscita, per evitare che il calore estremo del forno le distrugga.
Il Verde Clorofilla (L’estrazione del colore): Avete mai notato il verde abbagliante delle nostre creme di basilico, zucchine o cime di rapa? Quel colore vibrante è dato dalla clorofilla. Come abbiamo raccontato in altri approfondimenti, la clorofilla muore e diventa amara se sottoposta ai 300°C del forno. Per mantenere il verde smeraldo, noi lavoriamo le verdure con lo sbianchimento (bollitura rapidissima di pochi secondi seguita da immersione istantanea in acqua e ghiaccio). Lo shock termico freddo “fissa” la clorofilla, bloccando l’ossidazione. Frullando a freddo questa base, otteniamo salse di un verde psichedelico, dal sapore purissimo, che applichiamo a sac à poche solo all’ultimo secondo sulla base croccante.
Il Rosa Betanina (La Barbabietola): Se avete visto dei bellissimi tocchi rosa o fucsia sulle nostre creazioni invernali, sappiate che non c’è traccia di E129. Stiamo usando la betanina, il pigmento naturale estratto dalla barbabietola rossa. La betanina ha un potere colorante pazzesco e un sapore dolciastro, terroso e profondo. Viene usata sotto forma di estratti freddi o polveri disidratate naturali per tingere maionesi artigianali o creme di formaggio leggero, creando contrasti visivi sbalorditivi e arricchendo il trancio con un ulteriore boost di vitamine e minerali.
5. L’Architettura del Morso: Colore, Idratazione e Ferro Blu
Ora immaginate il momento in cui questa ingegneria dei colori naturali incontra la nostra maestosa base. La teglia romana non è solo il supporto, è la tela materica che fa risaltare queste tinte.
Dal forno esce il nostro impasto. La cottura nella teglia in ferro blu ha vetrificato la base, innescando la Reazione di Maillard: la crosta inferiore è scura, bruna, quasi caramellata, con un profumo intenso di grano tostato. La mollica interna, espansa dal vapore generato dall’altissima idratazione, è bianca, lucida, percorsa da quegli immensi alveoli che certificano il lavoro chirurgico degli enzimi durante le 72 ore di riposo.
Su questa struttura dai toni caldi, dorati e rassicuranti (il colore del pane antico), i nostri artigiani lasciano cadere, con precisione architettonica, ciuffi di crema viola Vitelotte, gocce di smeraldo al basilico o virgole di rosa alla barbabietola.
Il contrasto è totale:
-
Contrasto Visivo: I colori freddi e accesi delle creme vegetali spiccano in modo drammatico sull’oro caldo della base, creando un impatto estetico che non ha bisogno di alcun filtro Instagram.
-
Contrasto Tattile: La crema vellutata e scioglievole incontra la durezza sonora della base di ferro blu e l’elasticità spugnosa della mollica interna.
-
Contrasto Gustativo: La dolcezza terrosa della patata viola (o la freschezza della clorofilla) bilancia la sapidità profonda della base tostata.
Conclusione: Il lusso della verità
La purezza ha un costo. Richiede studio, richiede attrezzature all’avanguardia per cuocere a bassa temperatura, e richiede tempi di preparazione infinitamente più lunghi rispetto all’aprire un barattolo di crema industriale addizionata di coloranti sintetici.
Ma l’alta gastronomia, per come la intendiamo noi a Torino, è un patto di fiducia. Quando vi sedete ai nostri tavoli in Via Maria Vittoria o in Corso Sebastopoli, vogliamo che il vostro stupore davanti ai colori delle nostre pizze sia pulito e incondizionato. Vogliamo che sappiate che quel viola abbagliante non è un trucco chimico per ingannare i vostri occhi, ma un dono della terra (gli antociani) progettato per proteggere le vostre cellule.
Bello da vedere, sano da mangiare. Non è solo uno slogan, è il manifesto della “Cucina sulla Pizza”. La prossima volta che ordinate un trancio decorato con la nostra celebre vellutata di patate Vitelotte, prendetevi un momento per ammirarne la profondità cromatica. E mentre il crunch inconfondibile della nostra teglia risuonerà nelle vostre orecchie, sorridete: state mangiando a colori, ma state mangiando il 100% della verità.



Scrivi un commento